Pubblicati da Alessandra Bortolotti

Il sacrificio dell’allattamento

In Italia in questi giorni si celebra la Settimana Mondiale dell’Allattamento (SAM) mentre nel resto del mondo viene festeggiata durante la prima settimana di agosto. Il motivo dello spostamento a ottobre è che di solito gli Italiani in agosto sono in vacanza e quindi le iniziative della SAM andrebbero pressoché deserte. Italiani popolo di vacanzieri? Forse, di sicuro nel nostro paese tutto l’anno è ancora troppo comune sacrificare l’allattamento sull’altare del pregiudizio, dell’ignoranza e dei luoghi comuni dovuti alla nostra cultura. A cosa serve una SAM, perché tutto il mondo la celebra? Si tratta dell’ennesima campagna di esaltati della naturalità ad ogni costo? Da vari decenni le inesorabili leggi dell’economia e del marketing mondiale hanno determinato un massiccio ricorso al latte artificiale anche quando non ce n’è realmente bisogno, facendo percepire l’allattamento come una pratica che tutto sommato è facilmente abbandonabile e sostituibile con una formula artificiale creata apposta per mamme e bambini. Il sacrificio più grosso quindi è stato ed è tuttora, quello di non intendere più l’allattamento come la norma biologica di ogni mammifero, classe a cui la specie umana appartiene. In paesi come il nostro, oltre a questa variabile economica, anche le norme culturali tendono a valorizzare la separazione precoce fra madre e bambino fin dai primi mesi di vita del piccolo, “grazie” a un tabù che si riferisce al bisogno di contatto. Questo tabù è così diffuso e potente che, di fatto, può condizionare molto la relazione fra adulti e bambini fin dai primi giorni di vita. Pertanto, le cure prossimali, cioè quelle che richiedono la prossimità fra loro, dopo i primi mesi sono considerate un vizio da abbandonare con urgenza poiché probabili responsabili di danni e traumi non ben definiti nel piccolo.